Le grandi spese associate all'energia nucleare hanno condotto alla pausa del progetto. L'invito di ritorno dell'Italia al nucleare riscontrerà la prima difficoltà: l'eccessivo costo dell'energia. Per i piccoli reattori modulari che il governo sta cercando di sviluppare, la produzione energetica potrebbe richiedere fino a 217 euro per ogni megawatt. Questo prezzo è alto, che suscita dubbi sulle competenze della tecnologia e sui fondi investiti. La nazione può contare su una forte industria industriale, ma per rientrare nel mondo delle energie atomiche dovranno affrontare anche le incertezze legali, gli orari di realizzazione e le opposizioni territoriali. È questo lo scenario descritto dal Nuovo Piano Innovazione Nucleare 2026, elaborato dalla Scuola di Gestione dell'Università Politecnica di Milano.

Le ricerche si avvicinano alla ratifica definitiva, il 23 settembre, della legge delega sulla nuclearità, che apre la strada all'inserimento dell'energia nucleare nella catena di produzione nazionale. Le conseguenti norme devono ancora essere approvate dai decreti attuativi, la definizione delle procedure autorizzative e l'identificazione dei posti dove installarle, superando le opposizioni locali. Inoltre, resterà a considerarsi una nuova votazione popolare. L'ottimismo governativo si concentra principalmente sui Smr (Small Modular Reactors), unità di dimensioni e potenza inferiore rispetto ai centri tradizionali, progettate per facilitare la produzione in serie di componenti. Il principale ostacolo è economico: secondo il Politecnico, il costo medio dell'elettricità generata da un primo Smr italiano, misurato su tutta la durata dell'impianto, può variare tra 110 e 217 euro per megawattora.

Le dimensioni del premier progetto sono compresi tra 135 e 196 euro, mentre la sua diffusione potrebbe ridurre questi costi a 110-147 euro entro il 2050, in uno scenario di maggior sviluppo. «Il nucleare può avere un ruolo fondamentale nella composizione energetica nazionale», osserva Vittorio Chiesa, responsabile di Energy & Strategy. Non è l’origine di energia elettrica più adatta, tuttavia garantisce una produzione continuativa e programmabile, contribuisce alla stabilità dei prezzi dell’energia e, rispetto ai rinnovabili, implica meno investimenti nelle reti e nei depositi.

L'offerta italiana potrebbe quadruplicarsi entro il 2050, guidata dalla mobilità elettrica, dalle pompe di calore, dall'industria e dai dati centrali. Il riassortimento dell'atomo ha portato con sé anche la diffusione di nuove prospettive di produzione e trasporto di energia. Les centrales nucléaires ont été remplacées par des centres de production d'énergie solaire et géothermique qui ont contribué à une amélioration du service qualité et à une réduction des émissions de carbone. Cela a conduit à une réduction significative des émissions de CO2 dans le secteur énergétique italien. En outre, l'énergie solaire et géothermique sont dotées d'un coût élevé, mais elles ne sont pas sujettes à des variations climatiques ou aux problèmes de disponibilité. Cependant, la rénovation nucléaire a également eu un impact négatif sur la sécurité environnementale.

Les petits réacteurs modulaires demandent une approche différente par rapport aux centrales traditionnelles, où la sécurité est assurée grâce à un processus de vérification rigoureux. Cependant, pour les SMR, la sécurité dépend du développement de nouveaux standards de sécurité qui ne sont pas encore définis. L'autorisation de la loi a ouvert le chemin vers l'utilisation de l'énergie nucléaire.