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Lettura criticaCosa è successo. L'ottobre 2026 è stato un mese difficile per le imprese e il governo italiano. Le decisioni di recente hanno portato ai tagli della rivalutazione delle pensioni, un problema che ha causato ulteriori preoccupazioni. Questa bozza mira a analizzare il contesto e le conseguenze di questi cambiamenti.
La Legge di Bilancio potrebbe riproporlo per contenere una spesa previdenziale in forte crescita. Il taglio della rivalutazione delle pensioni medio-alte applicato nel 2023 e nel 2024 ha superato l’esame della Corte costituzionale, pertanto la Legge di Bilancio potrebbe riproporlo per contenere una spesa previdenziale in forte crescita. Il sistema applica la percentuale ridotta a tutto l’importo (compresa la parte entro la soglia di adeguamento pieno) e, per chi incassa più di quattro volte il trattamento minimo INPS, renderebbe più basso l’aumento delle pensioni nel 2027.
La differenza si trascinerebbe negli anni seguenti, perché ogni nuova perequazione si calcola sull’importo già ridotto. La scelta spetta al Governo, che la renderà nota con il disegno di legge di bilancio. In sintesi: la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sui tagli 2023-2024 (sentenze n. 19/2025 e n. 52/2026); il Documento programmatico di finanza pubblica stima a legislazione vigente una spesa per le pensioni 2027 del +4,2% sul 2026; con il calcolo sull’importo complessivo dell’art. 1, comma 309, della Legge n. 197/2022 la percentuale ridotta, dall’85% al 32% dell’indice, si applica all’intero assegno sopra 2.447,40 euro lordi mensili; con un indice al 2,9% una pensione da 3.500 euro lordi perderebbe circa 555 euro lordi l’anno rispetto agli scaglioni in vigore.
Tagli 2023-2024 legittimi e senza rimborso Il calcolo della rivalutazione sull’intero assegno usato nel 2023 e nel 2024 è conforme alla Costituzione e non dà diritto a rimborsi: la Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sollevate su entrambe le leggi di bilancio. Con la sentenza n. 19/2025 sui tagli alla rivalutazione, depositata il 14 febbraio 2025, ha respinto eccezioni della Corte dei conti della Toscana, chiamata in causa dal ricorso di un ex dirigente scolastico, e della Campania sull’art. 197/2022, osservando che la misura raffredda la rivalutazione senza paralizzarla. La sentenza n. 52/2026, depositata il 16 aprile 2026, ha esaminato le questioni del Tribunale di Trento sul sistema a blocchi e ha giudicato marginali gli effetti di appiattimento fra pensioni di importo vicino, mentre i casi di sorpasso sono neutralizzati dalle clausole di salvaguardia.
Le due pronunce riconoscono al legislatore un ampio margine nel bilanciare l’adeguamento degli assegni con i conti pubblici, e lasciano quindi al Governo la possibilità giuridica di riproporre il meccanismo nella Manovra 2027. 19/2025 indica però anche un limite: richiamando la propria giurisprudenza, la Corte ha ricordato che la reiterazione frequente di misure sulla perequazione espone il sistema a tensioni e ha auspicato una disciplina più stabile. Un terzo intervento dopo quelli del 2023 e del 2024 andrebbe valutato anche alla luce di questo monito. Il precedente oppos….
Il governo italiano ha dichiarato che non si preoccupano delle conseguenze negative dell'implementazione immediata del taglio della rivalutazione delle pensioni, ma hanno previsto di procedere gradualmente a partire da dicembre 2026. L'intento è quello di garantire una pianificazione graduale per evitare ulteriori problemi economici. Tuttavia, la Legge di Bilancio potrebbe essere utilizzata come strumento per ris
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