La mappa della Croce Rossa valuta quasi 300 zone attraverso 42 fattori. Oltre metà della città risulta esposta contemporaneamente a due o tre minacce ad alto rischio. Alcune zone del Nord di Hong Kong sono le più vulnerabili della città agli eventi climatici estremi.

È quanto emerge da un rapporto della Hong Kong Red Cross pubblicato giovedì, unica fonte dello studio citato. L’organizzazione sollecita il governo a considerare la prevenzione dei disastri già nelle fasi iniziali della pianificazione delle nuove comunità. Secondo il rapporto, oltre il 50 per cento del territorio cittadino è interessato da minacce classificate ad alto rischio riconducibili, nello stesso momento, a due o tre diverse tipologie di pericolo.

Fra gli eventi presi in esame figurano tifoni, caldo estremo e incendi. La fonte non specifica, nel contenuto disponibile, quali combinazioni prevalgano nelle singole aree. L’analisi è stata costruita utilizzando dati spaziali e statistici provenienti dal governo di Hong Kong e dall’Hong Kong Observatory.

A queste informazioni la Croce Rossa ha affiancato i risultati di un proprio questionario rivolto alla popolazione. Il rapporto combina quindi dati istituzionali e risposte raccolte direttamente dall’organizzazione. Per misurare la vulnerabilità agli eventi meteorologici estremi, i ricercatori hanno classificato le diverse parti della città sulla base di 42 fattori.

Il contenuto disponibile non elenca nel dettaglio tutti gli indicatori, ma precisa che il loro impiego è servito a costruire una graduatoria territoriale del rischio. Lo studio ha suddiviso Hong Kong in quasi 300 zone, adottando come riferimento le Tertiary Planning Units del governo. Si tratta di aree geografiche di piccole dimensioni utilizzate per la pianificazione urbana e per le statistiche censuarie.

La scelta permette di osservare le differenze all’interno del territorio con un livello di dettaglio superiore a quello delle ripartizioni amministrative più ampie. La Hong Kong Red Cross sostiene che questo metodo produca un’analisi più precisa rispetto alla consueta divisione della città nei suoi 18 distretti. La mappa consente infatti di distinguere la vulnerabilità di zone che, pur appartenendo allo stesso distretto, possono presentare condizioni di rischio differenti.

Eleanor Lam Chuen-ping, amministratrice delegata della Hong Kong Red Cross, ha indicato nella mappa uno strumento per anticipare la valutazione dei pericoli regionali. Secondo Lam, i diversi soggetti coinvolti nello sviluppo urbano potrebbero utilizzarla fin dalle prime fasi di progettazione delle nuove comunità. L’obiettivo dichiarato è inserire prevenzione e preparazione ai disastri nei piani di sviluppo, anziché affrontare questi aspetti soltanto in una fase successiva.

La dirigente ha collegato l’utilità dello studio alla pianificazione futura di Hong Kong, sottolineando la necessità di rendere visibili in anticipo le differenze territoriali nell’esposizione agli eventi estremi. La Croce Rossa ha inoltre chiesto al governo di assegnare priorità alle strutture di supporto nelle zone ad alto rischio e nelle aree rurali. L’organizzazione ritiene che la resilienza climatica debba trovare spazio nei programmi di sviluppo di lungo periodo, con interventi calibrati sulla vulnerabilità rilevata nelle diverse unità territoriali.

Il rapporto mette così in relazione l’esposizione climatica con le decisioni sul futuro assetto urbano, concentrando l’attenzione sulle aree settentrionali e su una parte estesa della città soggetta a rischi multipli. La fonte disponibile non riferisce eventuali risposte del governo né indica misure già decise sulla base della mappa. Restano inoltre da definire, nel materiale fornito, i tempi di un possibile recepimento delle raccomandazioni e le strutture specifiche da potenziare.

Il passaggio successivo dipenderà quindi dall’eventuale uso dello studio nei programmi pubblici e dall’inclusione della resilienza climatica nei piani di sviluppo a lungo termine.