Merz critica il metodo seguito da Orcel e conserva la quota pubblica del 12%. Al centro del negoziato anche il finanziamento delle imprese tedesche. L’apertura del cancelliere modifica il quadro politico nel quale si è sviluppata l’iniziativa di UniCredit.

Merz ha dichiarato che il governo federale non sta impedendo una fusione o un’acquisizione di Commerzbank e che non ha mai cercato di farlo. La posizione non equivale tuttavia a un’approvazione dell’operazione: Berlino continua a contestare il modo in cui la banca guidata da Andrea Orcel ha costruito la propria partecipazione. La scalata è iniziata nel settembre 2024 e ha incontrato fin dall’inizio la contrarietà delle autorità tedesche.

Prima l’esecutivo di Olaf Scholz e poi quello di Merz hanno criticato ripetutamente la condotta di UniCredit. Il cancelliere ha definito inopportuno il percorso seguito e, sotto alcuni aspetti, aggressivo, distinguendo così tra la legittimità dell’operazione in un’economia di mercato e il giudizio politico sui metodi adottati. L’offerta si è conclusa con UniCredit al 47,59% del capitale di Commerzbank.

Stando ai dati riportati da FIRSTonline, l’esposizione si avvicina al 60% includendo anche i derivati regolati esclusivamente in contanti. Una quota tanto ampia riduce lo spazio per una difesa fondata soltanto sugli assetti azionari e rende più rilevante il confronto sulle condizioni industriali e istituzionali dell’eventuale integrazione. Il governo federale conserva circa il 12% di Commerzbank e, secondo Merz, non valuta al momento cambiamenti della propria posizione.

Berlino non prevede dunque di cedere la partecipazione pubblica, ma riconosce che una parte significativa degli azionisti ha compiuto una scelta diversa. È in questa coesistenza tra presenza statale e decisioni del mercato che si colloca la nuova disponibilità al dialogo. Secondo Repubblica, l’agenda tedesca comprende tre richieste rivolte a Orcel.

La prima riguarda il mantenimento della rete internazionale di Commerzbank, elemento che conserverebbe all’istituto una funzione distinta anche all’interno di un gruppo più ampio. La seconda punta a lasciare l’azione quotata. La terza chiede che Francoforte continui a ospitare una sede di rilievo.

Le tre condizioni indicate dal quotidiano non compaiono nella stessa forma nelle dichiarazioni di Merz riportate da FIRSTonline. Non si tratta necessariamente di una contraddizione: le parole pubbliche del cancelliere definiscono la cornice politica, mentre l’agenda descritta da Repubblica riguarda il possibile terreno di una trattativa. Resta però da verificare quale grado di formalizzazione abbiano già raggiunto le richieste tedesche e come UniCredit intenda valutarle.

Il punto economico più sensibile espresso direttamente da Merz è il ruolo di Commerzbank nel credito alle piccole e medie imprese tedesche. Il cancelliere considera legittimo interrogarsi sul modello di business futuro e ha manifestato una forte riluttanza di fronte all’ipotesi che la banca possa smettere di svolgere questa funzione. Per Berlino, dunque, la questione non riguarda soltanto proprietà, governance o localizzazione della sede.

Commerzbank rappresenta, nella posizione illustrata dal governo, un’infrastruttura rilevante per il finanziamento dell’economia tedesca. L’eventuale passaggio sotto il controllo di UniCredit viene quindi osservato anche per le conseguenze sull’offerta di credito alle imprese. Le condizioni attribuite a Berlino mirano a preservare visibilità, autonomia societaria e presenza internazionale, mentre il richiamo di Merz aggiunge il tema della continuità operativa verso la clientela produttiva.

La linea del cancelliere contiene così due messaggi. Il primo è rivolto al mercato: il governo non blocca l’operazione e prende atto delle decisioni degli azionisti. Il secondo è destinato a UniCredit: la libertà di procedere non elimina le aspettative tedesche sulla struttura futura di Commerzbank.

Il mantenimento della quota pubblica del 12% offre inoltre a Berlino una posizione azionaria dalla quale seguire l’evoluzione del progetto. I prossimi passaggi dipenderanno dalla risposta di Orcel alle condizioni indicate e dalla definizione del modello industriale. Non è ancora chiarito se Commerzbank conserverà una quotazione autonoma, quale peso avrà Francoforte né come sarà organizzata la rete internazionale.

Rimane soprattutto aperta la verifica sulla continuità del credito alle piccole e medie imprese, il criterio che Merz ha posto al centro delle preoccupazioni del governo tedesco.