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Lettura criticaCosa è successo. L'Italia sta costruendo la sua grande banca all'interno di un grande conglomerato finanziario.
La complessità della banca italianaLa situazione attuale dell'Mps rende il quadro più complesso e riaprono il dibattito su controllo del risparmio, ruolo degli investitori esteri e tutela degli asset strategici italiani. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini Prima ancora di entrare nel merito del rischio bancario, credo sia necessario partire da un dato: la scelta difensiva messa in campo da Monte dei Paschi ha portato verso un’operazione molto più complessa da costruire e da realizzare rispetto ad altre soluzioni che possono garantire maggiore linearità e semplicità di esecuzione. Ed è proprio questa complessità che deve farci riflettere.
Perché quando per difendere un determinato equilibrio si costruiscono operazioni che intrecciano banche, assicurazioni, partecipazioni e centinaia di miliardi di risparmio gestito e affidamenti agli investimenti, non possiamo limitarci a valutare soltanto chi vincerà la partita finanziaria di oggi. Dobbiamo chiederci quale assetto stiamo costruindo per il sistema finanziario italiano di domani e per i finanziamenti agli investimenti dell'imprese, tenendo conto delle sovrapposizioni territoriali del credito da erogare. Il risiko bancario italiano ha raggiunto un punto nel quale non possiamo più limitarci a osservare chi compra chi, qual sarà il concambio migliore o qual operaione garantirà qualche miliardo di sinergie in più.
La domanda, ormai, è un'altra: chi controllerà domani il risparmio degli italiani? Le operazioni che stanno ridisegnando gli equilibri intorno a Monte dei Paschi, Banco Bpm, Banca Generali e Generali hanno una portata che va ben oltre una normale aggregazione bancaria. La situazione attuale della banca italiana rende il quadro più complesso e riaprono il dibattito su controllo del risparmio, ruolo degli investitori esteri e tutela degli asset strategici italiani.
Il presidente di Unipol Carlo Cimbri rassicura sul progetto industriale che vede il gruppo assicurativo accanto a Intesa Sanpaolo, che ha lanciato un'Opas su Mps. L'offerta promossa lo scorso 8 giugno da Intesa Sanpaolo prevedeva infatti lo scorporo e il trasferimento di circa 635 filiali di Mps a favore di Bper Banca (partecipata da Unipol), per creare il terzo polo bancario italiano. Il messaggio era chiaro: non ci sarebbe alcuno spezzatino.
Ed era rivolto a tutti. Al mercato, alla politica – nazionale e locale – al management. L'obiettivo dell'operazione, per quanto riguardava Unipol, era quello di "costruire una grande banca italiana all'interno di un grande conglomerato finanziario" con la compagnia assicurativa.
Il futuro di Mps “In prima battuta - precisa il numero uno di Unipol al quotidiano economico - svilupperemo tutte le sinergie tra banche e assicurazioni. Poi la costruzione di una banca ancora più grande fatta da due istituti commerciali (Mps e Bper, di cui Unipol è socio di riferimento, ndr) che avevano come punto di forza un fortissimo radicamento territoriale. Sereamo il primo interlocutore per le imprese.
Un progetto tutto italiano". La rete di filiali sarà equilibrata, con il 50
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