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Lettura criticaDa oltre sei anni il governo federale della Nigeria mantiene il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, una misura introdotta durante la presidenza di Muhammadu Buhari che non mostra, secondo BusinessDay, segnali di una prossima revoca. La sua prolungata applicazione sta alimentando interrogativi sulla capacità operativa degli enti federali e sui criteri con cui viene gestito l’accesso agli impieghi pubblici. La sospensione risale al marzo 2020, quando l’esecutivo guidato da Buhari la adottò nel contesto della pandemia e delle difficoltà economiche del Paese.
Nel 2021 Chris Ngige, allora ministro del Lavoro, motivò ulteriormente la scelta con la scarsità di risorse finanziarie disponibili. Quella che nasceva come risposta a una fase eccezionale si è però trasformata in un vincolo di lungo periodo per l’apparato statale. La questione è ora arrivata in Parlamento per iniziativa di Francis Waive, deputato dell’All Progressives Congress.
Waive ha chiesto la rimozione del blocco, sostenendo che diversi anni senza inserimenti regolari abbiano prodotto vuoti negli organici, in particolare tra le qualifiche inferiori e intermedie della pubblica amministrazione federale. Secondo la ricostruzione del parlamentare riportata da BusinessDay, la forza lavoro si è progressivamente ridotta per effetto dei pensionamenti, delle uscite e dei decessi, senza un ricambio sufficiente. Il congelamento non riguarda quindi soltanto le opportunità occupazionali: incide anche sulla continuità delle strutture chiamate ad attuare le politiche federali e a fornire servizi amministrativi.
In assenza di assunzioni ordinarie, alcuni enti avrebbero fatto ricorso a lavoratori occasionali, remunerandoli attraverso entrate generate internamente o altre fonti. Il fenomeno segnala un adattamento delle amministrazioni al vincolo imposto dal centro, ma solleva anche un problema di governance: il fabbisogno di personale continua a esistere e viene soddisfatto attraverso soluzioni che dipendono dalle risorse disponibili presso ciascuna struttura. Alla richiesta parlamentare si è aggiunta la posizione di Tuni Olaopa, presidente della Federal Civil Service Commission.
Olaopa ritiene necessario tornare a utilizzare il reclutamento come uno strumento di gestione e rinnovamento dell’amministrazione. A suo giudizio, il protrarsi del blocco ha trasformato le assunzioni da leva istituzionale in una strozzatura per il funzionamento del settore pubblico. Il presidente della commissione ha inoltre richiamato il rischio di un depauperamento delle competenze.
Stando a BusinessDay, la pubblica amministrazione federale starebbe già perdendo personale qualificato, attirato da opportunità alternative. La difficoltà di inserire nuove risorse si combina così con l’uscita di quelle esistenti, riducendo la capacità dello Stato di rinnovare profili professionali, metodi di lavoro e conoscenze operative. La revoca del congelamento, nella prospettiva indicata da Olaopa, dovrebbe contribuire a restituire attrattività alla carriera pubblica.
Il punto non riguarda soltanto il numero degli addetti, ma il posizionamento dell’amministrazione come datore di lavoro capace di competere per le competenze. Senza un processo regolare di selezione e ricambio, diventa più difficile costruire continuità manageriale e sostenere l’attuazione delle decisioni governative. Anche Joyce Evoka, indicata da BusinessDay come consulente a Enugu, ha sostenuto la necessità di superare la sospensione, collegandola alla situazione occupazionale del Paese.
La pressione per una riapertura dei reclutamenti proviene dunque sia dalle istituzioni direttamente responsabili della macchina amministrativa sia da chi osserva le conseguenze sociali della limitata disponibilità di posti nel settore pubblico. Il caso presenta inoltre un nodo di trasparenza. BusinessDay riferisce di preoccupazioni e interrogativi su quanto accadrebbe nei circuiti decisionali legati alle assunzioni, mentre il blocco formale resta in vigore.
La fonte disponibile, tuttavia, non fornisce elementi sufficienti per accertare specifiche irregolarità: le contestazioni devono quindi essere considerate come questioni sollevate nel dibattito, non come fatti definitivamente dimostrati. Non risulta, nella ricostruzione pubblicata, una scadenza fissata dall’esecutivo né un piano per la riapertura graduale degli organici. Restano da chiarire la risposta del governo alla richiesta parlamentare, le risorse eventualmente necessarie e le modalità con cui conciliare disciplina finanziaria, selezioni trasparenti e fabbisogni degli enti.
Nel frattempo, il costo organizzativo di una misura nata come temporanea continua ad accumularsi.
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