Il governo ha rilasciato una notizia importante sulla prossima riforma del settore, ma le conseguenze potrebbero essere più diffuse del previsto. La riforma fiscale delle cripto-attività dovrà attendere la prossima legislatura. A questo punto, si è parlato di un riordino dei redditi finanziari richiedendo risorse che al momento il Governo non considera possibile reperire.

In sintesi, il rinvio è stato annunciato il videomessaggio del 24 settembre all'evento "Finanza digitale, mercati e sovranità monetaria", dalla Camera dei Deputati; la Legge 9 agosto 2023, n.111, articolo 5, comma 1, lettera d), prevede un'unica categoria dei redditi finanziari basata sul principio di cassa; la stessa delega prevede la compensazione fra redditi finanziari positivi e negativi e il riporto delle eccedenze negative ai periodi successivi; dal 2026 le plusvalenze cripto sono tassate al 33%, salvo i token di moneta elettronica denominati in euro al 26%, ai sensi della Legge n.207/2024 e della Legge n. 199/2025. Rinvio del riordino fiscale sulle cripto-attività Secondo Maurizio Leo, la riforma della fiscalità finanziaria slitta perché troppo onerosa l'unificazione delle categorie reddituali e l'adozione del nuovo sistema di tassazione. Il viceministro ha ricondotto le plusvalenze da cripto-attività alla categoria dei redditi diversi di natura finanziaria e ha indicato come sviluppo successivo il superamento della separazione rispetto ai redditi di capitale.

L'eventuale intervento avrebbe quindi portata più ampia rispetto ai soli Bitcoin e agli altri asset digitali. Leo ha indicato la prossima legislatura come possibile orizzonte per arrivare a una disciplina organica, subordinando comunque l'intervento alla disponibilità delle coperture necessarie. Redditi finanziari unificati e minusvalenze compensabili Il progetto di superare la separazione tra redditi di capitale e redditi diversi di natura finanziaria precede l'attuale legislatura.

Nel 2021 le Commissioni Finanze di Camera e Senato avevano già indicato la creazione di un'unica categoria dei redditi finanziari, superando una distinzione considerata priva di sostanziali giustificazioni economiche. Questo indirizzo è poi confluito nella Legge 9 agosto 2023, n. 111. L'articolo 5, comma 1, lettera d), delega il Governo a intervenire sui redditi di natura finanziaria prevedendo, tra gli altri criteri, la creazione di un'unica categoria reddituale, la determinazione secondo il principio di cassa e la compensazione tra componenti positive e negative.

La norma è tuttora il riferimento legislativo della riforma; ciò che manca è la sua attuazione su questo fronte. La nuova tassazione dei redditi finanziari era stata delineata già nel 2023 come uno degli interventi strutturali della delega fiscale. Le dichiarazioni di Maurizio Leo indicano ora che l'attuazione di questa parte della riforma non dovrebbe arrivare entro la legislatura i….