BMag Signal · In 30 secondi
Lettura criticaLe quotazioni salgono per la quarta seduta consecutiva. Nel mirino anche due superpetroliere gestite da operatori degli Emirati Arabi Uniti. Il petrolio si prepara a chiudere la settimana con un rialzo di circa il 12%, la variazione più ampia registrata da aprile.
Secondo BusinessDay NG, il rafforzamento delle quotazioni è legato alla ripresa del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha compromesso il recupero della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. I prezzi del greggio hanno così raggiunto i livelli più elevati da oltre un mese, recuperando una parte consistente del terreno perso nelle settimane precedenti. Nelle contrattazioni asiatiche di venerdì, Brent e West Texas Intermediate hanno esteso i guadagni per la quarta seduta consecutiva.
Il Brent, riferimento internazionale, è avanzato dell'1% fino a 85,06 dollari al barile. Il WTI statunitense è salito dell'1,2%, attestandosi a 79,88 dollari. Il movimento dei due benchmark indica una reazione simultanea all'aggravarsi delle tensioni militari e ai nuovi ostacoli lungo la rotta marittima.
L'ultima accelerazione dei prezzi è arrivata dopo un'altra serie di attacchi condotti durante la notte dagli Stati Uniti contro obiettivi iraniani, stando alla ricostruzione di BusinessDay NG. La fonte non precisa quali strutture siano state colpite, né fornisce indicazioni sull'entità dei danni. Il nuovo intervento militare si inserisce tuttavia in una settimana segnata da una crescente instabilità nei rapporti tra Washington e Teheran.
Il Brent aveva già superato brevemente la soglia degli 86 dollari al barile nei giorni precedenti. Il rialzo era coinciso con l'intensificarsi delle tensioni seguito agli attacchi contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. Tra gli episodi segnalati dalla fonte figurano gli attacchi contro due superpetroliere gestite da operatori degli Emirati Arabi Uniti.
Le navi stavano transitando nella corsia meridionale dello Stretto, vicino all'Oman. BusinessDay NG descrive la zona come un'area generalmente considerata parte del corridoio di sicurezza monitorato dalle forze navali statunitensi. Non vengono indicati i nomi delle unità, la loro destinazione o il carico trasportato.
La fonte non riferisce neppure informazioni sulle conseguenze materiali degli attacchi, sulle condizioni degli equipaggi o sull'eventuale sospensione operativa delle due petroliere. Gli episodi assumono comunque rilievo per il mercato perché si sono verificati lungo una direttrice commerciale già interessata da difficoltà nella normalizzazione dei transiti. La crisi non resta quindi circoscritta al confronto militare tra Stati Uniti e Iran, ma coinvolge direttamente la navigazione commerciale.
Il previsto aumento settimanale del 12% segnala la velocità con cui le quotazioni hanno reagito. BusinessDay NG collega il recupero soprattutto al peggioramento delle condizioni di sicurezza nello Stretto e all'interruzione della ripresa dei trasporti. Il quadro descritto dalla fonte non include, invece, dati sui volumi di greggio rimasti fermi, sul numero complessivo delle navi coinvolte o sulla durata dei rallentamenti.
Il Brent conserva un prezzo nominale superiore a quello del WTI, con una differenza di oltre cinque dollari al barile nei valori riportati venerdì mattina. Il benchmark statunitense ha però registrato l'incremento giornaliero più marcato, pari all'1,2% contro l'1% del riferimento internazionale. Entrambi si trovavano sulla traiettoria per il maggiore progresso settimanale da aprile, benché il risultato dipendesse ancora dall'andamento delle contrattazioni successive.
L'evoluzione dei prezzi riporta al centro la sicurezza della corsia meridionale vicino all'Oman e la possibilità di ristabilire transiti regolari attraverso Hormuz. La presenza delle forze navali statunitensi nell'area, indicata dalla fonte, non ha impedito gli attacchi alle due superpetroliere. BusinessDay NG non riporta dichiarazioni delle autorità americane o iraniane, dei governi dell'area, degli operatori navali coinvolti o delle autorità marittime competenti.
Il bilancio settimanale resta pertanto provvisorio: il guadagno di circa il 12% e il primato rispetto ad aprile erano prospettive formulate nelle prime ore di venerdì, non dati di chiusura. Rimangono inoltre da chiarire l'estensione degli attacchi, gli effetti sulle navi colpite e i tempi per il ripristino della navigazione. I prossimi sviluppi dipenderanno dall'evoluzione del confronto tra Washington e Teheran e dalla tenuta dei flussi commerciali nello Stretto.
Le notizie che contano, ogni mattina.
Ricevi una selezione ragionata di business, mercati e innovazione.