Il gruppo promette più produzioni, posti di lavoro e prezzi inferiori. California e altri undici Stati contestano l’accordo, mentre una stima indica circa 6.000 possibili esuberi. L’operazione rappresenterebbe un nuovo passaggio nel consolidamento dell’industria cinematografica e televisiva.

Negli ultimi anni Disney ha acquisito 20th Century Fox, Discovery si è unita a Warner Bros e Skydance ha comprato Paramount. La combinazione ora in corso ridurrebbe ancora il numero degli studi indipendenti, concentrando sotto un’unica governance attività che operano negli stessi mercati e acquistano contenuti dagli stessi bacini creativi. Warner Bros Discovery era nata appena tre anni prima della decisione di rimettersi sul mercato.

Stando al Guardian, la società si trovava gravata dal debito e da attività legate alla televisione via cavo in progressiva perdita di valore. Il gruppo avrebbe inizialmente cercato un’intesa con Netflix, per poi orientarsi verso Paramount dopo il venir meno di quella prospettiva. La fusione attuale nasce quindi anche dalla necessità di ridefinire l’assetto di un conglomerato costruito da poco.

Paramount presenta l’accordo come favorevole tanto all’industria quanto al pubblico. Makan Delrahim, responsabile legale della società ed ex componente della divisione antitrust del dipartimento di Giustizia durante la prima amministrazione Trump, ha sostenuto in giugno, in dichiarazioni riportate dal Los Angeles Times e riprese dal Guardian, che la combinazione sarebbe pro-concorrenziale: aumenterebbe la produzione e l’occupazione, riducendo al tempo stesso i costi per i consumatori. Le previsioni sull’impatto occupazionale delineano tuttavia uno scenario differente.

Un rapporto del dipartimento per le opportunità economiche della contea di Los Angeles, pubblicato nel mese precedente all’articolo del Guardian, ha stimato che la fusione potrebbe comportare circa 6.000 perdite di posti di lavoro. Di queste, 2.495 riguarderebbero la sola contea di Los Angeles, uno dei territori maggiormente esposti alle riorganizzazioni degli studi. Il divario tra le promesse della società e queste stime è diventato uno dei punti centrali del confronto.

La sovrapposizione tra strutture appartenenti allo stesso settore alimenta il timore che la nuova proprietà proceda a ridurre funzioni duplicate. Il Guardian indica inoltre tra le possibili conseguenze una maggiore uniformità delle decisioni editoriali e produttive, con un numero più ristretto di centri chiamati a stabilire quali film e programmi finanziare. Sul piano legale, la California e altri undici Stati hanno promosso un’azione contro Paramount con l’obiettivo di bloccare l’operazione.

L’iniziativa è arrivata nonostante il superamento della revisione federale, mostrando una divergenza tra il via libera ottenuto a livello nazionale e la valutazione avanzata dalle autorità statali coinvolte. La controversia aggiunge incertezza alla tabella di marcia predisposta dalle società. Un secondo ostacolo potrebbe arrivare dall’Unione europea, che, secondo la stessa fonte, sta esaminando l’accordo con un atteggiamento prudente.

Lo scrutinio europeo potrebbe ritardare l’entrata in vigore della fusione, programmata per settembre. Nell’articolo non sono indicati né l’esito atteso della valutazione né le eventuali condizioni che le autorità europee potrebbero imporre. Anche la Writers Guild of America ha avviato un’azione giudiziaria.

Il sindacato degli sceneggiatori sostiene che l’entità risultante dall’acquisizione di Warner Bros da parte di Paramount diventerebbe il maggiore compratore statunitense di programmi originali per il cinema e la televisione. Secondo la tesi della Writers Guild, la scomparsa di uno studio concorrente ridurrebbe la competizione nel mercato in cui autori e produttori propongono i propri progetti. La governance della nuova organizzazione dovrà quindi misurarsi con interessi difficili da conciliare.

Paramount punta a dimostrare che una scala maggiore possa sostenere più produzioni e contenere i prezzi, mentre gli oppositori concentrano l’attenzione sul potere negoziale del gruppo, sull’occupazione e sulla pluralità delle scelte creative. Le informazioni disponibili nella sola fonte non precisano quali stabilimenti, divisioni o categorie professionali sarebbero coinvolti da eventuali riduzioni. Restano aperti tre passaggi: l’esito delle cause promosse dagli Stati e dalla Writers Guild, la decisione delle autorità europee e la possibilità di rispettare la scadenza di settembre.

Fino ad allora, le affermazioni di Paramount sui benefici industriali convivono con stime occupazionali sfavorevoli e con contestazioni sulla concorrenza. Saranno le verifiche regolatorie e giudiziarie a stabilire se il nuovo consolidamento potrà procedere e a quali condizioni.