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Lettura criticaIl memorandum con il governo sudcoreano comprende un impianto produttivo, una rete logistica a temperatura controllata e l’aumento da 10 a 30 delle strutture abilitate ai trattamenti. Il gruppo farmaceutico svizzero Novartis intende investire circa 140 miliardi di won, equivalenti a 95 milioni di dollari, nella creazione di un sistema nazionale per le terapie con radioligandi in Corea del Sud. Secondo il Korea Times, unica fonte disponibile, il progetto comprenderà ricerca, produzione e trattamento dei pazienti, con l’obiettivo di rafforzare la filiera coreana dei radiofarmaci oncologici.
Il piano è al centro di un memorandum d’intesa firmato martedì nel distretto di Yongsan, a Seul. L’accordo è stato sottoscritto dalla ministra sudcoreana della Salute e del Welfare, Jeong Eun-kyeong, e da Judith Love, presidente di Novartis per Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa. Non sono stati indicati la durata dell’investimento, il calendario di realizzazione o la data prevista per l’avvio della produzione.
La terapia con radioligandi, indicata con la sigla RLT, impiega una sostanza radioattiva legata a una molecola concepita per individuare determinate proteine sulle cellule tumorali. Raggiunto il bersaglio, il composto provoca danni al DNA delle cellule con lo scopo di eliminarle. La disponibilità del trattamento dipende quindi non soltanto dalla produzione dei radiofarmaci, ma anche da una rete logistica e sanitaria in grado di gestirli.
In base all’intesa descritta dal quotidiano sudcoreano, Novartis costruirà nel Paese un impianto destinato alla produzione delle terapie RLT. Il progetto include anche una rete avanzata di logistica a temperatura controllata. La fonte non specifica dove sarà realizzato lo stabilimento, quale capacità produttiva avrà, quanti addetti potrà impiegare o come saranno distribuite le risorse fra infrastrutture industriali, trasporto e ricerca.
Una parte dell’iniziativa riguarderà l’accesso ospedaliero ai trattamenti. Novartis punta ad aumentare da 10 a 30 il numero delle strutture sudcoreane capaci di somministrare le terapie con radioligandi. Il traguardo comporterebbe una triplicazione della rete attuale, ma non sono stati comunicati i tempi dell’ampliamento, i criteri per scegliere gli ospedali né la loro futura distribuzione sul territorio nazionale.
Il memorandum comprende inoltre lo sviluppo di personale scientifico con competenze competitive a livello internazionale. Il progetto collega così la costruzione dell’impianto e della catena logistica alla formazione di ricercatori e all’estensione della capacità clinica. Non sono disponibili dettagli sui programmi formativi, sul numero delle persone coinvolte, sulle eventuali collaborazioni con università o centri di ricerca e sulle risorse assegnate a questa componente.
Il ministero sudcoreano della Salute e del Welfare ha inserito l’operazione nel quadro dei rapporti già esistenti fra Novartis e l’industria farmaceutica locale. In una nota citata dal Korea Times, il dicastero ha riferito che il gruppo svizzero aveva già collaborato con aziende coreane in ambiti come il trasferimento tecnologico e la ricerca clinica. Il nuovo piano estenderebbe tale cooperazione al settore biologico avanzato.
Secondo il ministero, l’investimento dovrebbe contribuire a consolidare le capacità della Corea del Sud nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di radiofarmaci. Si tratta di una valutazione espressa dalle autorità nell’annunciare l’accordo: la fonte non riporta stime sull’incremento della produzione nazionale, sull’impatto economico atteso o sulla quota di forniture che il nuovo impianto potrebbe soddisfare. Judith Love ha definito l’intesa un passaggio rilevante per lo sviluppo dell’ecosistema coreano delle terapie con radioligandi.
La dirigente ha dichiarato che Novartis lavorerà con il governo e con gli operatori sanitari per consentire a più pazienti di beneficiare di trattamenti oncologici innovativi. Non sono state tuttavia diffuse previsioni sul numero dei possibili beneficiari o sulle patologie per le quali sarà ampliato l’accesso. La ministra Jeong Eun-kyeong ha accolto la decisione come un investimento produttivo di ampie dimensioni, motivato, a suo giudizio, dalla fiducia di Novartis nelle capacità tecnologiche e nel potenziale della Corea del Sud.
Jeong ha espresso anche l’aspettativa che l’accordo possa ampliare le opzioni terapeutiche disponibili per i pazienti coreani. La dichiarazione non contiene indicazioni su prezzi, rimborsi o procedure di autorizzazione. Il memorandum fissa dunque una cornice industriale, scientifica e sanitaria, mentre diversi elementi attuativi restano da definire.
Fra questi figurano la sede e la capacità dell’impianto, le scadenze dell’investimento, l’entrata in funzione della rete del freddo e il percorso per portare a 30 gli ospedali abilitati. Ulteriori comunicazioni saranno necessarie anche per chiarire la formazione dei ricercatori e i tempi di accesso dei pazienti.
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