Le pronunce distinguono la sanzione stradale dal costo applicato dal noleggiatore. In preparazione due class action per i rimborsiLe società di autonoleggio non possono far pagare al cliente sanzionato una penale aggiuntiva per la cosiddetta gestione della pratica. È quanto risulta da due sentenze del tribunale di Bolzano, secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, unica fonte disponibile.

Le decisioni non cancellano la multa ricevuta dall’automobilista: intervengono invece sull’ulteriore somma richiesta dal noleggiatore per trattare gli adempimenti collegati alla contestazione. Il nodo economico e giuridico consiste dunque nella separazione fra due voci. La prima è la sanzione conseguente all’infrazione commessa durante l’utilizzo del veicolo e rimane a carico del conducente responsabile.

La seconda è un importo stabilito dalla società di noleggio per l’attività amministrativa connessa alla multa. Le pronunce citate hanno escluso la possibilità di trasferire quest’ultimo costo al cliente sotto forma di penale. Il problema riguarda una situazione frequente nei rapporti di noleggio: il veicolo viene utilizzato da un cliente, mentre la società resta il soggetto al quale l’auto è formalmente collegata.

Quando viene rilevata un’infrazione, il noleggiatore deve gestire la relativa comunicazione. Stando alla fonte, proprio questa attività ha dato origine agli addebiti supplementari esaminati dal tribunale di Bolzano e giudicati non applicabili all’automobilista. Le informazioni disponibili non consentono tuttavia di ricostruire nel dettaglio i due procedimenti.

Repubblica non indica l’ammontare delle penali contestate, le società coinvolte, le date delle sentenze o il contenuto integrale delle motivazioni. Non è quindi possibile precisare quali clausole contrattuali siano state sottoposte ai giudici, né stabilire se i due casi riguardassero condizioni di noleggio formulate nello stesso modo. Dalle pronunce nasce ora un’iniziativa più ampia sul terreno dei rimborsi.

Movimento consumatori sta preparando due class action per chiedere la restituzione delle somme pagate dagli automobilisti a titolo di gestione della pratica. Secondo quanto riferito dalla fonte, l’associazione ritiene che questi importi siano stati versati senza una valida giustificazione e punta a riunire in azioni collettive le richieste dei clienti interessati. La distinzione fra multa e penale resterà centrale anche nelle iniziative annunciate.

L’eventuale rimborso riguarderebbe infatti il costo amministrativo applicato dalla società, non la sanzione prevista per la violazione stradale. Un cliente che abbia effettivamente commesso un’infrazione non verrebbe quindi liberato dall’obbligo di pagarla: potrebbe essere contestata soltanto la voce aggiuntiva collegata alla gestione svolta dal noleggiatore. La dimensione economica della controversia non è al momento quantificabile.

La fonte non specifica quanti automobilisti abbiano sostenuto questi costi, quale sia il loro valore unitario o quale somma complessiva potrebbe essere richiesta attraverso le class action. Non sono indicati neppure i periodi interessati. L’effetto concreto dipenderà pertanto dal numero degli addebiti documentabili e dalle condizioni previste nei singoli rapporti contrattuali.

Restano da definire anche il perimetro e i tempi delle due azioni collettive. Repubblica non precisa contro quali imprese saranno promosse, davanti a quale autorità giudiziaria verranno presentate o quali requisiti dovranno possedere i consumatori per aderire. La preparazione delle class action segnala comunque il passaggio da due controversie individuali a un possibile tentativo di recupero coordinato delle somme applicate a una platea più estesa.

Nel materiale disponibile non compare la posizione delle società di autonoleggio interessate. Non sono riportate dichiarazioni delle imprese, argomentazioni delle controparti o spiegazioni sulle ragioni contrattuali degli addebiti. Manca inoltre qualsiasi informazione su eventuali impugnazioni delle sentenze.

Non è dunque possibile affermare, sulla base della sola fonte, se le decisioni siano definitive o se possano essere sottoposte a un ulteriore grado di giudizio. Le due sentenze costituiscono il riferimento sul quale Movimento consumatori sta costruendo le iniziative annunciate, ma diversi aspetti restano aperti. L’avvio formale delle class action dovrà chiarire quali penali verranno contestate, quali contratti saranno inclusi e come potranno essere provati i pagamenti.

Sarà inoltre necessario verificare l’esito delle richieste di rimborso e l’eventuale risposta delle società coinvolte, finora non riportata dalla fonte.