BMag Signal · In 30 secondi
Lettura criticaIl progetto proposto da Giuseppe Castagna conserverebbe rete, attività e marchio di Mps. Ma il calendario di Intesa e le maggioranze richieste in assemblea restringono lo spazio di manovra per Luigi Lovaglio. La partita per il futuro di Banca Monte dei Paschi di Siena entra nella fase decisiva.
Il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni ha bocciato l’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo, ma il tempo per costruire una soluzione alternativa è limitato. Il principale progetto concorrente è quello avanzato nelle ultime settimane da Banco Bpm: una fusione alla pari che manterrebbe integro il perimetro della banca senese. L’offerta di Intesa attribuisce all’operazione un valore di 30,6 miliardi di euro.
Il consiglio di Mps ha giudicato insufficiente il premio riconosciuto agli azionisti, ritenendolo inferiore al livello medio osservato nelle offerte pubbliche che hanno interessato il settore bancario italiano. Rocca Salimbeni ha inoltre indicato elementi di incertezza nell’esecuzione dell’operazione. Tra i rilievi riportati figura anche il tema dei rischi antitrust.
Il rigetto dell’offerta non interrompe tuttavia il percorso avviato dalla banca guidata da Carlo Messina. Intesa Sanpaolo ha già fissato al 10 settembre l’assemblea straordinaria chiamata ad approvare l’aumento di capitale al servizio dell’operazione. Il periodo di adesione viene indicato come ipotizzabile in autunno.
È questo calendario a imporre un’accelerazione al management di Mps guidato da Luigi Lovaglio. L’alternativa industriale arrivata da Banco Bpm prevede un’aggregazione su basi paritarie. Secondo quanto emerso, il progetto non comporterebbe lo smantellamento della rete di Montepaschi e conserverebbe sia le sue attività sia il marchio.
Il management senese ha aperto all’ipotesi, qualificandola come una preferenza industriale. La proposta offre dunque a Mps una possibile strada diversa dall’ingresso nel gruppo Intesa. Il confronto non riguarda soltanto l’identità della futura aggregazione, ma anche le condizioni economiche riconosciute agli azionisti.
Stando alla ricostruzione di Repubblica, la strategia di Siena avrebbe due obiettivi: ottenere un rilancio in denaro da Intesa oppure lavorare alla fusione con Banco Bpm. In questa seconda ipotesi, la vendita di attività potrebbe servire a pareggiare la componente in contanti dell’operazione. La scelta presenta quindi un nodo finanziario oltre che industriale.
Da una parte c’è l’offerta già formalizzata da Intesa, accompagnata da un programma societario definito; dall’altra una fusione alla pari che, secondo la proposta di Banco Bpm, tutelerebbe l’attuale configurazione di Mps. Le informazioni disponibili non indicano ancora una formalizzazione definitiva del progetto alternativo né le condizioni complete con cui verrebbe sottoposto agli azionisti. Il fattore determinante resta la velocità.
Se Intesa Sanpaolo arrivasse a detenere il 66,67% del capitale di Mps, assumerebbe il controllo della banca. Un risultato di questa portata renderebbe di fatto impraticabile qualsiasi diversa aggregazione. Lovaglio e il consiglio di amministrazione devono quindi trasformare l’interesse verso Banco Bpm in una proposta capace di confrontarsi con l’offerta concorrente prima che il percorso di Intesa produca effetti irreversibili.
Anche una formalizzazione tempestiva dell’intesa con Banco Bpm non eliminerebbe tutti gli ostacoli. Un’operazione straordinaria in una società quotata deve ottenere in assemblea il voto favorevole di almeno due terzi del capitale presente. Il progetto avrebbe pertanto bisogno non soltanto dell’accordo tra i vertici delle due banche, ma anche di un sostegno azionario sufficiente a superare la soglia richiesta.
Banco Bpm, guidato da Giuseppe Castagna, propone dunque a Mps un’aggregazione che si presenta come alternativa alla cessione del controllo a Intesa. La banca di Messina dispone però di un vantaggio procedurale: ha già fissato l’assemblea per l’aumento di capitale e può puntare a un periodo di adesione in autunno. La distanza tra un progetto ancora da completare e un’offerta già avviata costituisce il principale squilibrio della partita.
I prossimi passaggi dovranno chiarire se Mps e Banco Bpm riusciranno a definire struttura, condizioni finanziarie e tempi della fusione, compreso l’eventuale ricorso alla vendita di attività. Resta inoltre da verificare se Intesa deciderà di migliorare la componente economica della propria proposta. Sullo sfondo rimangono il giudizio degli azionisti, le maggioranze assembleari e la scadenza del 10 settembre, primo punto fermo di un confronto ancora aperto.
Le notizie che contano, ogni mattina.
Ricevi una selezione ragionata di business, mercati e innovazione.