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Lettura criticaLe procedure aumentano del 15,4% sul 2024 e del 29,8% sul 2023. Lombardia, Lazio e Campania concentrano il 44,3% dei casi, mentre salgono i concordati preventivi. La diminuzione rispetto al secondo trimestre del 2025 è contenuta: allora le liquidazioni giudiziali erano state 2.712, contro le 2.645 rilevate tra aprile e giugno di quest’anno.
Il confronto con il passato recente restituisce infatti un quadro meno favorevole. Nel secondo trimestre del 2024 erano stati registrati 2.292 casi: il livello del 2026 risulta dunque superiore del 15,4%. Rispetto al 2023, l’incremento raggiunge il 29,8%.
La riduzione annuale non basta quindi a cancellare un andamento di fondo ancora orientato alla crescita delle procedure. Il numero delle liquidazioni rimane tuttavia inferiore a quello precedente alla pandemia. I dati indicano così una posizione intermedia: le procedure sono ancora sotto il livello pre-Covid, ma risultano sensibilmente più numerose rispetto al biennio 2023-2024.
La distribuzione territoriale mostra una forte concentrazione nelle maggiori economie regionali. La Lombardia resta la regione più esposta con 496 liquidazioni, pari al 18,8% del totale nazionale. Il Lazio segue con 423 casi, equivalenti al 16%, mentre la Campania ne registra 253, il 9,6%.
Insieme, le tre regioni raccolgono il 44,3% delle procedure del trimestre. Alle loro spalle si collocano la Toscana con 219 liquidazioni, il Veneto con 192, il Piemonte con 180 e l’Emilia-Romagna con 179. All’estremo opposto della graduatoria figurano la Valle d’Aosta, con un solo caso, la Basilicata con sette, il Molise con dieci e il Trentino-Alto Adige con 24.
La fonte riporta i valori assoluti, senza metterli in rapporto con il numero di imprese presenti in ciascun territorio. Sul piano settoriale, l’analisi segnala maggiori difficoltà nel commercio e nei servizi. Cribis rileva comunque che tutti i comparti considerati hanno registrato un calo rispetto al primo trimestre del 2026.
Nei primi tre mesi dell’anno i quattro aggregati richiamati dall’analisi avevano contato rispettivamente 854, 670, 575 e 488 procedure, livelli poi diminuiti nel trimestre successivo. La riduzione congiunturale viene interpretata come un segnale di parziale attenuazione. Il contesto descritto da Cribis resta però caratterizzato da margini sotto pressione e difficoltà di liquidità.
La fonte non fornisce ulteriori elementi per distinguere quanto il rallentamento dipenda da un miglioramento delle condizioni aziendali e quanto possa essere legato ai tempi delle procedure. Un’indicazione diversa arriva dai concordati preventivi. Nel secondo trimestre sono saliti a 132, contro i 129 dello stesso periodo del 2025.
La variazione trimestrale è limitata, ma il confronto semestrale è più marcato: tra gennaio e giugno 2026 i concordati sono stati 286, mentre nel primo semestre dell’anno precedente erano stati 222. Anche il dato complessivo dei primi sei mesi ridimensiona la portata della flessione osservata nel solo secondo trimestre. Stando a Cribis, nel semestre le procedure hanno raggiunto quota 5.530, con un aumento del 9,4% rispetto alla prima metà del 2025.
Il bilancio dell’anno resta quindi in crescita, nonostante la diminuzione registrata tra aprile e giugno. Marco Preti, amministratore delegato di Cribis, ha definito il risultato del secondo trimestre una lieve attenuazione da inserire in un quadro più ampio. Secondo il dirigente, dopo l’eccezionalità degli anni caratterizzati dagli interventi straordinari, le fragilità di una parte del sistema produttivo continuano ad affiorare in maniera selettiva.
I prossimi trimestri dovranno chiarire se la flessione annuale delle liquidazioni rappresenti l’inizio di una stabilizzazione oppure una pausa all’interno di una tendenza ancora crescente. Restano inoltre da verificare l’evoluzione dei comparti più esposti, a partire da commercio e servizi, e la dinamica dei concordati preventivi, già aumentati in misura significativa nel confronto tra i due semestri.
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