Crescita stagnante e inflazione in bilico mettono in discussione la politica economica giapponeseSecondo le fonti selezionate, la crescita del secondo trimestre in Giappone ha raggiunto solo il 0,3% a livello trimestrale e il 1,1% annuo, con le esportazioni che hanno rappresentato il principale motore di espansione. Tuttavia, un yen più debole ha limitato il contributo delle esportazioni, mentre la domanda interna debole e gli investimenti capitali hanno pesato pesantemente sull'economia. I dati economici hanno iniziato a riflettere l'impatto della guerra nel Medio Oriente, con l'inflazione che ha salito dal 1,4% nel aprile al 1,7% nel giugno, con una proiezione di 1,9% nel luglio.

Questa combinazione di crescita più debole e inflazione in aumento complica la strada politica economica giapponese. Il Banco di Giappone intende aumentare le tassi di interesse a causa delle pressioni inflazionistiche, mentre Tokyo favorisce un ulteriore espansione fiscale in risposta alla stagnazione della crescita. Secondo l'analisi di Sadi Kaymaz, il tasso di approvazione del PM Sanae Takaichi e i costi della vita devono essere considerati quando prevedere cosa potrebbe succedere in futuro.

Kaymaz ha dichiarato che, nonostante i dati trimestrali non puntino ancora a un rischio di recessione, l'inflazione giapponese è generalmente di natura di offerta, rendendo la debolezza della domanda un fattore secondario. L'inflazione inflazionistica continua nei importi di materie prime e beni intermedi, mentre i salari aumentano continuamente. La società ha comunicato che i salari aumentano continuamente e i reali sono una condizione chiave per garantire un'inflazione sana e sostenibile, aggiungendo che è troppo presto per discutere del rischio di recessione o disinflazione.

L'AI e lo sviluppo dei semiconduttori rappresentano un settore forte con un ambiente di investimento vibrante. Se c'è un crollo improvviso o un congelamento degli investimenti nell'AI, il rischio di recessione potrebbe aumentare. Kaymaz ha aggiunto che i dati trimestrali non indicano ancora un rischio di recessione, ma che l'ambiente di investimento rimane vibrante.

La sfida principale ora è bilanciare la necessità di contenere l'inflazione con la necessità di stimolare la crescita, un equilibrio delicato che richiede una lettura geopolitica attenta ai mercati asiatici e alle dinamiche globali.