Energia, alimentari trasformati e acquisti frequenti incidono maggiormente sui consumi delle famiglie meno agiate. Tra le due fasce estreme il divario sale a 1,1 punti percentuali. Il dato medio descrive dunque soltanto una parte del fenomeno.

A giugno l’indice generale dei prezzi al consumo è rimasto invariato rispetto al mese precedente, mentre la crescita annua si è ridotta di due decimi. Dietro questa moderazione si è però aperta una distanza significativa tra le famiglie, determinata non solo dall’andamento dei singoli prezzi, ma anche dal diverso peso che alcune spese assumono nei bilanci. Nel secondo trimestre, stando alle cifre pubblicate da Repubblica, il differenziale d’inflazione tra il quinto meno abbiente e quello con maggiore capacità di spesa è arrivato a 1,1 punti percentuali.

Per le famiglie della prima fascia il rincaro è stato del 3,7%; per quelle collocate all’estremo opposto, del 2,6%. Il risultato capovolge la situazione del trimestre precedente, quando l’inflazione era risultata più elevata per i nuclei benestanti. La principale spiegazione indicata dalla fonte riguarda il ritorno delle pressioni sui prezzi dell’energia.

Elettricità e gas assorbono il 17,1% della spesa delle famiglie con minori disponibilità, ma il 7,3% di quella sostenuta dai nuclei più ricchi. La stessa variazione di prezzo produce quindi effetti molto differenti: per chi dispone di un bilancio più ristretto, l’incidenza risulta più che doppia. La disuguaglianza emerge anche osservando il contributo della componente energetica al rincaro complessivo.

Nel secondo trimestre l’energia ha apportato quasi due punti percentuali all’inflazione registrata per il quinto con i livelli di spesa più bassi. Nel quinto più benestante il contributo è stato invece inferiore a un punto. La distanza riflette così la struttura dei consumi prima ancora della condizione reddituale in senso stretto.

Nel solo mese di giugno i beni energetici hanno accelerato, passando da una crescita annua dell’11,9% a una del 13%. Repubblica segnala in particolare l’andamento delle forniture nel mercato libero: il prezzo dell’elettricità risulta superiore del 14% rispetto a un anno prima, mentre quello del gas mostra un aumento del 9,9%. Sono variazioni nettamente più alte rispetto al tasso generale d’inflazione.

Un secondo fattore di pressione è rappresentato dai beni acquistati più frequentemente. I loro prezzi sono aumentati a giugno del 3,9% su base annua, nove decimi oltre l’indice complessivo. La frequenza degli acquisti rende questi rincari immediatamente percepibili e riduce gli spazi di adattamento per le famiglie che concentrano una parte maggiore delle risorse disponibili sulle necessità ricorrenti.

Anche gli alimentari trasformati contribuiscono a spiegare perché il costo della vita sia distribuito in modo tanto diseguale. Secondo la fonte, questa categoria assorbe quasi un quinto del bilancio delle famiglie meno agiate, ma meno di un decimo della spesa di quelle più benestanti. Di conseguenza, variazioni analoghe dei prezzi si traducono in un sacrificio economico proporzionalmente maggiore per la fascia più esposta.

Il quadro di giugno presenta pertanto due tendenze che convivono. Da un lato, il tasso annuo generale rallenta e l’indice non avanza rispetto a maggio. Dall’altro, l’energia accelera e i beni di acquisto frequente continuano a rincarare più della media.

La combinazione sposta il peso dell’inflazione verso i nuclei che destinano quote più elevate del bilancio a elettricità, gas e alimentazione. Il confronto tra il 3,7% sopportato dal quinto con minore spesa e il 2,6% del quinto più benestante mostra inoltre il limite di una lettura fondata soltanto sull’indice nazionale. Un’inflazione più bassa rispetto al mese precedente non implica necessariamente una pressione minore per tutti: conta quali prezzi aumentano e quale spazio occupano nelle diverse abitudini di consumo.

Le informazioni disponibili riguardano il secondo trimestre e il mese di giugno. Non permettono di stabilire se il divario di 1,1 punti percentuali sia destinato a persistere o a ridursi. I prossimi dati dovranno chiarire soprattutto l’evoluzione dei prezzi energetici e dei beni acquistati più spesso, le componenti che nella rilevazione riportata da Repubblica hanno ampliato l’esposizione delle famiglie con minore capacità di spesa.