I fondi delle banche multilaterali crescono del 19% in un anno. Ai Paesi a basso e medio reddito vanno 103 miliardi, mentre Abuja cerca una risposta nazionale con banche, obbligazioni verdi e finanza mista. La finanza climatica erogata dalle banche multilaterali di sviluppo ha raggiunto nel 2025 la cifra record di 163 miliardi di dollari nell’insieme dei Paesi in cui queste istituzioni operano.

Il dato, comunicato dalla Banca europea per gli investimenti, segna un aumento del 19% rispetto all’anno precedente e rafforza il peso delle banche pubbliche internazionali nel finanziamento di economie più sostenibili e capaci di resistere agli effetti climatici. La crescita è stata ancora più marcata nei Paesi a basso e medio reddito. In queste economie gli interventi climatici delle banche multilaterali sono saliti del 21%, arrivando al massimo storico di 103 miliardi di dollari.

Tra le istituzioni coinvolte figura la Banca europea per gli investimenti. La comunicazione della Bei presenta l’incremento come un sostegno alla crescita sostenibile e alla resilienza climatica, ma non specifica, nei dati forniti, la distribuzione tra mitigazione e adattamento, i singoli Paesi destinatari, i settori finanziati o la quota riconducibile a ciascuna banca multilaterale. Il record misura quindi il volume aggregato, non l’effettiva copertura dei diversi fabbisogni nazionali.

Il caso della Nigeria espone la distanza tra l’espansione dei fondi internazionali e le necessità di una singola grande economia africana. Secondo BusinessDay NG, il Paese deve colmare un divario di finanziamento climatico pari a 171 miliardi di dollari: otto miliardi in più dell’intero ammontare mobilitato nel 2025 dalle banche multilaterali in tutti i loro mercati operativi. Il confronto non indica che i 163 miliardi siano destinati a coprire il fabbisogno nigeriano, né che i due valori siano calcolati con la stessa metodologia.

Evidenzia però la scala del problema. Durante la Sustainability and ESG Conference del Financial Institutions Training Centre, a Lagos, regolatori, banchieri e rappresentanti della finanza per lo sviluppo hanno discusso la necessità di affidarsi maggiormente a istituzioni finanziarie e investitori nazionali. Philip Ikeazor, vicegovernatore della Banca centrale della Nigeria responsabile della politica economica, ha affermato che i fondi climatici multilaterali coprono meno del 2% del fabbisogno complessivo dell’Africa.

La sua valutazione riguarda i fondi multilaterali per il clima, mentre il dato della Bei considera la finanza climatica delle banche multilaterali di sviluppo: categorie che le fonti non consentono di sovrapporre automaticamente. La strategia discussa in Nigeria sposta dunque il baricentro verso i mercati locali dei capitali. Ikeazor ha indicato obbligazioni verdi e prestiti legati a obiettivi di sostenibilità tra gli strumenti da ampliare.

Ha inoltre sollecitato banche e investitori a includere i rischi climatici e ambientali nelle normali decisioni di credito e investimento, portandoli dentro i criteri ordinari di valutazione finanziaria. Abuja sta cercando anche di mobilitare finanza mista per sostenere adattamento climatico, energia pulita, agricoltura sostenibile e infrastrutture resilienti. Il percorso è collegato all’obiettivo nazionale di raggiungere emissioni nette zero entro il 2060.

Secondo quanto emerso alla conferenza, il conseguimento di questo traguardo dipenderà meno dagli aiuti esterni e più da banche, capitali privati e strumenti finanziari raccolti nel Paese. L’incontro è stato organizzato dal Financial Institutions Training Centre insieme a Sterling Bank e ha riunito operatori finanziari, autorità, responsabili delle politiche pubbliche e dirigenti d’impresa. Al centro del confronto, il rapporto tra finanza sostenibile, inclusione economica e capacità di risposta ai rischi climatici.

Chizor Malize, amministratrice delegata del FITC, ha sostenuto che la sostenibilità non è più soltanto materia di rendicontazione aziendale, ma una componente della strategia economica. Restano da chiarire due passaggi decisivi. Sul fronte multilaterale mancano, nelle informazioni disponibili, il dettaglio dei progetti, la ripartizione geografica e la composizione dei 163 miliardi.

Sul fronte nigeriano non sono indicati tempi, fonti e quote con cui coprire il divario da 171 miliardi. Il record del 2025 certifica l’accelerazione dei finanziamenti; la loro adeguatezza dipenderà dalla capacità di trasformare gli impegni aggregati in capitale effettivamente accessibile nei mercati più esposti.