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Lettura criticaUn sondaggio su mille adulti segnala forte preoccupazione per la sicurezza economica. I casi rilevati sono saliti da nove nel 2021 a 33 nel 2025. Secondo l’indagine condotta dalla Korea Enterprises Federation, una delle principali organizzazioni imprenditoriali del Paese, il 92,5% degli intervistati ritiene che la fuga di tecnologie fondamentali per settori chiave, tra cui quello dei semiconduttori, costituisca una grave minaccia per l’economia sudcoreana.
La rilevazione ha coinvolto mille persone di almeno 19 anni. Alla domanda sul livello delle pene applicate ai trasferimenti illeciti di tecnologie essenziali verso l’estero, il 90,7% del campione ha chiesto un rafforzamento delle sanzioni. Una quota pari al 5,3% si è espressa per il mantenimento dell’attuale sistema, mentre il 3,2% ha indicato la necessità di attenuare le misure punitive.
I risultati mostrano quindi un consenso ampio sia nella valutazione del rischio sia sulla risposta da adottare. Le due percentuali principali non coincidono perfettamente: il 92,5% considera il fenomeno una seria minaccia economica, mentre il 90,7% sostiene pene più severe. La fonte non fornisce ulteriori dettagli sulle caratteristiche sociali o territoriali degli intervistati.
La federazione ha collegato l’orientamento emerso dal sondaggio all’aumento degli episodi individuati dalle autorità. Stando ai dati diffusi dall’organizzazione, nel 2025 sono stati rilevati 33 casi di tecnologie strategiche trasferite illegalmente all’estero, contro i nove registrati nel 2021. Nell’arco di quattro anni, il numero risulta dunque più che triplicato.
L’impatto finanziario attribuito a questi episodi è rilevante. La fonte non precisa il metodo utilizzato per calcolare la perdita né la distribuzione dei danni tra i diversi settori. La preoccupazione è legata anche alla struttura dell’economia sudcoreana, fortemente esposta alle industrie ad alta tecnologia.
Secondo i dati riportati dalla federazione, nel 2024 i comparti avanzati rappresentavano il 36,3% delle esportazioni nazionali. Questa incidenza renderebbe il Paese più vulnerabile rispetto ad alcuni dei suoi principali concorrenti internazionali. Il confronto presentato dall’organizzazione colloca infatti la Corea del Sud sopra Regno Unito, Stati Uniti e Francia.
Nel 2024 la quota delle industrie avanzate sulle esportazioni era indicata al 29,7% per il Regno Unito, al 24,3% per gli Stati Uniti e al 23,1% per la Francia, livelli inferiori a quello sudcoreano. In questo quadro, la sottrazione di conoscenze industriali non viene descritta soltanto come un danno per le singole imprese coinvolte. Ha Sang-woo, ricercatore della federazione, ha riferito che la maggioranza della popolazione considera le fughe di tecnologie fondamentali una minaccia anche per la competitività nazionale e per la sicurezza economica del Paese.
Lo stesso ricercatore ha sollecitato contromisure impostate secondo una prospettiva di sicurezza economica. Tra gli interventi indicati figura l’adozione di pene più severe per chi trasferisce all’estero tecnologie strategiche. La richiesta si inserisce nella valutazione della federazione secondo cui la dipendenza sudcoreana dai comparti di frontiera amplifica le possibili conseguenze delle violazioni.
L’organizzazione imprenditoriale ha inoltre invitato la Corea del Sud a esaminare le ricerche disponibili, sia nazionali sia estere, e a rivedere le politiche pertinenti affinché riflettano meglio l’orientamento dell’opinione pubblica. Il sondaggio viene così utilizzato dalla federazione come base per chiedere un riesame della disciplina vigente. Restano da definire, sulla base delle informazioni pubblicate dal Korea Times, la forma concreta dell’eventuale stretta, l’entità delle nuove sanzioni e i tempi di una possibile revisione normativa.
La fonte non segnala decisioni già adottate dalle autorità: al momento, il dato centrale è la pressione espressa dal campione e rilanciata dalla rappresentanza imprenditoriale per una risposta più severa.
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