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Lettura criticaNel primo trimestre la manifattura IT ha raggiunto il 51% della produzione manifatturiera, mentre il settore rappresenta il 2,6% dell’occupazione totale. Il boom dei semiconduttori sostiene la crescita della Corea del Sud, ma rischia di accentuare gli squilibri del suo sistema produttivo. La Bank of Korea ha segnalato domenica che un’espansione prolungata del comparto potrebbe attirare una quota crescente di capitale e lavoro, riducendo la capacità delle altre industrie di competere.
L’allarme è contenuto in un rapporto della banca centrale dedicato agli effetti economici della fase favorevole attraversata dai chip. L’istituto ha indicato il possibile sviluppo di una «malattia olandese dei semiconduttori». In economia, l’espressione «malattia olandese» descrive le conseguenze di una crescita molto rapida concentrata in un’unica attività.
Il termine risale al boom del gas naturale nei Paesi Bassi negli anni Sessanta: l’afflusso di risorse verso il settore in espansione può sottrarre investimenti e lavoratori alle altre industrie, indebolendone la competitività. Secondo la Bank of Korea, il rischio per il Paese emergerebbe qualora il ciclo positivo dei semiconduttori continuasse e la concentrazione delle risorse aumentasse ulteriormente. La questione non riguarda quindi il contributo del comparto alla crescita, riconosciuto come determinante, ma l’ampiezza delle sue ricadute sull’economia.
La banca centrale teme che i vantaggi possano restare circoscritti e che le differenze tra settori diventino più marcate. I dati del primo trimestre mostrano la dimensione raggiunta dalla manifattura informatica. La sua quota sulla produzione manifatturiera complessiva è salita al 51%, dopo essersi mantenuta in passato al di sotto del 30%, stando alle cifre riportate dall’istituto.
A questo peso produttivo non corrisponde un’incidenza analoga sul mercato del lavoro: l’industria IT rappresenta appena il 2,6% dell’occupazione totale. Il divario tra produzione e occupazione è uno degli elementi centrali dell’avvertimento. La forte espansione di un’industria che impiega una porzione limitata dei lavoratori può incidere in misura rilevante sui dati economici nazionali senza distribuire i benefici nella stessa proporzione.
Il rapporto, per quanto riferito dalla fonte, non quantifica tuttavia le conseguenze occupazionali sugli altri comparti né indica quante risorse siano già state sottratte alle attività concorrenti. La spinta principale è arrivata dalle esportazioni di semiconduttori, favorite dall’aumento dei prezzi dei chip di memoria. Nel primo trimestre le quotazioni dei semiconduttori sono cresciute del 92,5% rispetto a un anno prima, secondo i dati della banca centrale.
Il rincaro ha accresciuto il valore delle vendite all’estero e rafforzato il ruolo del comparto nell’andamento complessivo dell’export sudcoreano. L’industria IT ha generato il 73,4% dell’aumento dei prezzi delle esportazioni del Paese nello stesso periodo. La percentuale segnala quanto la dinamica dell’export sia stata legata al settore tecnologico e, in particolare, alle quotazioni dei chip.
Allo stesso tempo, indica una forte esposizione dei risultati aggregati all’evoluzione di un mercato specifico: la fonte non fornisce però previsioni sulla durata del rialzo dei prezzi. La Bank of Korea ha richiamato anche la dipendenza dell’industria nazionale da forniture straniere. Circa il 60% delle apparecchiature impiegate per produrre semiconduttori viene ancora importato.
Di conseguenza, una parte della domanda alimentata dai nuovi investimenti si traduce in acquisti dall’estero, limitando gli effetti indiretti sulle imprese domestiche che potrebbero fornire macchinari, componenti o servizi alla filiera. Un ulteriore limite deriva dall’aumento degli investimenti oltreconfine. La banca centrale ha spiegato che le imprese stanno riorganizzando le catene globali di approvvigionamento e, in questo processo, hanno accresciuto gli impieghi di capitale all’estero.
La combinazione tra apparecchiature importate e investimenti internazionali riduce, secondo l’istituto, la quota di risorse che rimane nell’economia sudcoreana e quindi la capacità del boom di attivare una crescita più diffusa. Il rapporto delinea così un’economia sostenuta da un comparto dominante nella produzione manifatturiera e nell’aumento dei prezzi dell’export, ma caratterizzato da un peso occupazionale contenuto e da legami rilevanti con fornitori e investimenti esteri. Resta da accertare se il ciclo dei chip di memoria proseguirà e se capitale e lavoro continueranno a concentrarsi nel settore.
La portata effettiva dell’impatto sulle altre industrie, non quantificata nelle informazioni disponibili, rimane il principale elemento da chiarire.
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