BMag Signal · In 30 secondi
Lettura criticaCosa è successo. "Le imprese italiane che hanno catturato l'attenzione del settore AI sono state in grado di sprecare enormi somme di denaro per il personale, ma anche di ottenere risultati significativi."
"Un'indagine sui profitti e i costi dell'intelligenza artificiale nelle aziende italiane"[P1] Le imprese italiane che hanno investito nel campo dell'intelligenza artificiale (AI) sono state in grado di sprecare enormi somme di denaro per il personale, ma anche di ottenere risultati significativi. Questa è una scommessa di realtà nate quasi tutte negli ultimi dieci anni, che oggi investono sulle competenze e ne attendono i ritorni. A scattare la fotografia è la prima mappa del settore, realizzata da Università di Padova e InfoCamere per il festival Digitalmeet e presentata in Senato su iniziativa del senatore questore Antonio De Poli.[P2] Il costo del lavoro mediano delle imprese Ai-focused è stato di 256 mila euro contro 147 mila euro nel gruppo di controllo, mentre il valore aggiunto mediano è di 237 mila euro contro i 158 mila del gruppo di controllo (+28,3%).
Anche la produttività del lavoro, misurata come valore aggiunto per occupato, è più alta: 50.400 euro contro 45.900, il 9,8% in più. La ricerca lega il maggior costo del lavoro a un «impiego di figure professionali altamente qualificate e remunerate». Il confronto va letto alla luce dell'età delle imprese.
Il 92,7% delle aziende AI-focused è iscritto al Registro da meno di dieci anni; solo l’1,4% supera i trent'anni di attività. Si tratta in larga parte di realtà in fase di avvio, per le quali il costo del personale qualificato può essere letto come un investimento, con ritorni in termini di valore aggiunto attesi nel tempo.[P3] Una traiettoria che i bilanci già mostrano: tra il 2020 e il 2024 il valore della produzione mediano è salito del 124,2% e il valore aggiunto mediano del 139,4%. Il coordinatore scientifico della ricerca, Paolo Gubitta, definisce le differenze emerse dai bilanci "rilevanti" e indica la necessità di "approfondire le determinanti organizzative".
Proprio il capitale umano è indicato dalla ricerca come il principale freno allo sviluppo: l'Italia conta il 31,6% di laureati tra i 25 e i 34 anni contro il 44,1% della media Ue."Il primo tema è il capitale umano", ha detto De Poli: queste imprese "hanno bisogno di competenze altamente qualificate e dobbiamo creare le condizioni per trattenere in Italia i talenti che formiamo".[P4] Sul lato della domanda, il senatore ha ricordato che il 76% delle piccole e medie imprese non ha investito né prevede di investire in Ai.
Le notizie che contano, ogni mattina.
Ricevi una selezione ragionata di business, mercati e innovazione.