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Lettura criticaIl nuovo leader laburista dovrà trasformare la credibilità fiscale costruita da Starmer e Reeves in investimenti, riforme e maggiore aperturaIl cambio al vertice non avviene nel contesto di una crisi finanziaria. Secondo l’economista Jonathan Portes, professore di economia e politiche pubbliche al King’s College London, l’amministrazione uscente ha ricondotto la politica fiscale e macroeconomica entro coordinate più rigorose. Starmer e la cancelliera Rachel Reeves lasciano quindi a Burnham condizioni più ordinate rispetto a quelle ereditate dal Labour dopo austerità, Brexit, shock inflazionistico e turbolenze legate al governo Truss.
La stabilizzazione costituisce un risultato rilevante, ma non equivale a una trasformazione. La Gran Bretagna continua a confrontarsi con oltre un decennio e mezzo di debole crescita della produttività, riduzione relativa del tenore di vita, peggioramento dei servizi pubblici, forte centralizzazione e minore apertura internazionale. È su questi indicatori strutturali, più che sulla sola tenuta del mercato dei titoli di Stato, che sarà misurata la nuova leadership.
La principale criticità dell’impostazione Starmer-Reeves, nella lettura di Portes, è stata avere identificato correttamente la stabilità come condizione necessaria per il rinnovamento, finendo però per trattarla come una strategia di crescita autosufficiente. La prudenza ha protetto la credibilità fiscale, ma non ha prodotto il salto negli investimenti e nelle riforme necessario ad aumentare la produttività e, attraverso questa, rendere più sostenibili le finanze pubbliche. Burnham porta a Downing Street un’esperienza politica legata ai territori.
Il divario di produttività tra Londra e ampie parti del Paese dipende, secondo l’analisi pubblicata dal Guardian, dalle decisioni assunte in materia di trasporti, abitazioni, competenze, istituzioni e distribuzione del potere. La devoluzione sarà quindi uno dei primi test di governance: trasferire responsabilità agli enti locali senza attribuire risorse e strumenti rischierebbe di limitarsi a spostare su di essi il costo politico delle decisioni. Una diversa architettura economica richiederebbe invece una devoluzione sia istituzionale sia fiscale.
Il nodo è stabilire se il nuovo governo intenda concedere ai territori un’effettiva capacità di intervento, superando un modello nel quale il Tesoro conserva le leve principali. È una scelta che riguarda non soltanto l’equilibrio fra centro e periferia, ma anche la possibilità di costruire crescita nei luoghi in cui gli squilibri britannici risultano più pronunciati. La fiscalità rappresenta il secondo dossier.
Portes non indica l’aumento delle imposte come obiettivo autonomo, ma sostiene la necessità di raccogliere le entrate richieste dai servizi pubblici riducendo al tempo stesso i danni economici e distribuendo più equamente il carico. Nel sistema attuale, il lavoro sarebbe tassato eccessivamente, mentre proprietà e ricchezza riceverebbero un trattamento incoerente. Council tax, business rates, plusvalenze, successioni e agevolazioni pensionistiche emergono come possibili aree di riforma.
Anche il rapporto con l’Unione europea impone una scelta strategica. Il Labour uscente ha evitato di presentare la Brexit come reversibile attraverso una semplice dichiarazione politica, ma l’approccio incrementale non ha eliminato gli attriti commerciali né recuperato pienamente l’attrattività britannica come piattaforma di investimento. Manifattura, università e altri comparti dipendenti dagli scambi transfrontalieri continuano a risentire della minore apertura.
Nel medio periodo, l’ipotesi delineata è quella di un rapporto molto più stretto con il mercato unico nei beni, nei servizi, nella ricerca, nell’energia e nella mobilità. Le università costituiscono un caso particolarmente sensibile: sono esportatrici di servizi, centri di ricerca, istituzioni radicate nelle comunità e motori di sviluppo locale. Una politica orientata all’innovazione resta difficilmente conciliabile con l’incertezza sul loro finanziamento e con restrizioni penalizzanti per gli studenti internazionali.
Il tema si collega direttamente all’immigrazione. Secondo Portes, un sistema relativamente aperto, liberale e flessibile è necessario sia per sostenere servizi ad alta produttività, come finanza, consulenza e istruzione superiore, sia per finanziare e dotare di personale i servizi pubblici essenziali. Gli effetti locali e distributivi dei flussi migratori richiedono interventi su casa, standard del lavoro e formazione, mentre obiettivi numerici arbitrari potrebbero produrre danni economici senza risolvere il problema politico.
Sul versante elettorale, France 24 descrive Burnham come la principale speranza del Labour per invertire l’andamento dei sondaggi e recuperare consensi sottratti da Reform UK. Nel discorso alla conferenza speciale del partito, il nuovo leader ha promesso di riportare speranza nel Paese. La sfida sarà tradurre questo messaggio in un programma capace di coniugare disciplina di bilancio, crescita, equità e apertura, senza compromettere la credibilità ricostruita.
Il lascito di Starmer e Reeves appare dunque intermedio: non un fallimento, ma neppure la trasformazione per la quale il Labour era stato eletto. Dopo la conferma prevista il 20 luglio, resterà da chiarire come Burnham intenda finanziare una devoluzione più incisiva, quali componenti del sistema fiscale voglia modificare e fino a che punto sia disposto a riavvicinare il Regno Unito al mercato europeo. Su queste decisioni si misurerà la distanza tra la promessa di una nuova fase e la cautela degli ultimi anni.
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