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Lettura criticaIl patrimonio sale del 14% annuo e gli afflussi netti raggiungono 56 miliardi nel semestre. In Italia pesa l’uscita di 7 miliardi dal mandato assicurativo UniCredit. Amundi ha registrato profitti record nel secondo trimestre del 2026, con un utile netto cresciuto del 29% rispetto al trimestre precedente.
Il dato, riportato da Repubblica Economia, segnala un’accelerazione della redditività dell’asset manager controllato da Crédit Agricole, anche se la fonte non indica l’ammontare assoluto dell’utile né offre un confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Alla fine di giugno il patrimonio gestito ha raggiunto 2.581 miliardi di euro. Le masse risultano in aumento del 14% su base annua e dell’8% nel solo secondo trimestre.
È un’espansione consistente per dimensioni, che accompagna il miglioramento dei profitti e amplia il volume delle attività amministrate dal gruppo. Anche la raccolta presenta un saldo positivo. Gli afflussi netti sono stati pari a 24 miliardi di euro nel secondo trimestre e a 56 miliardi nell’intero primo semestre.
La differenza tra i due valori indica che nei primi tre mesi dell’anno la raccolta netta era già stata rilevante, mentre il trimestre terminato a giugno ha mantenuto un contributo positivo. Secondo la fonte, la dinamica è stata sostenuta dai clienti al dettaglio, dalle compagnie assicurative e dalle società collegate. Non viene precisata la quota attribuibile a ciascun canale, ma il risultato complessivo mostra che gli ingressi provenienti dalle diverse componenti della clientela hanno superato le uscite registrate in alcuni rapporti specifici.
Il quadro del retail non è però uniforme. Nel secondo trimestre le reti di UniCredit hanno contabilizzato deflussi per 5 miliardi di euro. Il dato rappresenta un elemento di segno opposto rispetto alla raccolta complessiva di Amundi e mette in evidenza la rilevanza dei rapporti distributivi con il gruppo bancario italiano all’interno dei flussi dell’asset manager.
Un’altra area di attenzione riguarda gli investimenti a medio-lungo termine. Amundi ha registrato uscite complessive per 11 miliardi di euro da due mandati descritti come a basso margine. Uno di questi era in Italia, con la compagnia assicurativa di UniCredit, e ha determinato un deflusso di 7 miliardi.
Il secondo mandato era invece nel Golfo; la fonte non ne specifica il valore autonomo, il cliente o il Paese interessato. Le uscite dai due mandati sono state compensate, stando alle informazioni disponibili, da un’attività robusta nel resto d’Europa e in Asia. La distribuzione geografica dei risultati mostra dunque una crescita capace di assorbire deflussi concentrati in rapporti di rilievo, senza impedire l’aumento della raccolta netta e del patrimonio complessivo.
Il rapporto con la compagnia assicurativa di UniCredit resta comunque significativo. Alla fine di giugno Amundi gestiva per questa controparte un patrimonio pari a 14 miliardi di euro, dopo l’uscita trimestrale di 7 miliardi legata al mandato. La fonte non fornisce indicazioni sull’eventuale evoluzione futura dell’accordo né sulla durata delle attività ancora affidate al gestore.
La crescita del patrimonio non coincide automaticamente con quella della raccolta, perché sulle masse amministrate possono incidere sia i nuovi flussi sia l’andamento degli attivi. Le informazioni riportate non separano questi due effetti. È però chiaro che, nel periodo considerato, i 24 miliardi di afflussi netti trimestrali si sono accompagnati a un incremento dell’8% delle masse gestite.
L’amministratrice delegata Valérie Baudson ha dichiarato che Amundi entra nella seconda metà dell’anno con «un forte slancio». La manager ha inoltre confermato l’impegno nell’attuazione della strategia del gruppo, indicando come priorità la crescita e la creazione di valore per clienti e azionisti. Per i prossimi mesi resteranno da verificare la continuità degli afflussi, la capacità delle attività europee e asiatiche di mantenere il ritmo e l’evoluzione dei rapporti con UniCredit.
I dati disponibili non precisano inoltre quanto l’aumento del patrimonio sia dovuto alla raccolta e quanto alla valorizzazione degli investimenti: una distinzione necessaria per misurare la solidità della traiettoria nella seconda metà del 2026. — Elisa Varnelli
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